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L'editoriale: I GIOVANI E LE SOCIETA’ SCIENTIFICHE Stampa E-mail
Mercoledì 27 Aprile 2016 00:00

di Girolamo Geraci

L’avanzamento delle scoperte nell’ambito tecnico e scientifico della endoscopia di area chirurgica, e la conseguente applicazione di queste scoperte nella nostre attività giornaliere, accostano spontaneamente scienza e giovani. La cultura scientifica diventa così un delicato processo che si dirama tra diversi mondi (esperti, opinion leader, media, “maestri”) che si confrontano (o almeno dovrebbero) e si esprimono in merito a tematiche controverse e complesse.

In questo contesto l’educazione scientifica, è un elemento importante, poiché la cultura, sia essa scientifica o altro, passa anche dalla “scuola”, ambiente in cui i giovani trascorrono la maggior parte del loro tempo, intesa come fonte di cultura, prima teorica e poi necessariamente pratica, specie per una branca in continua evoluzione come è l’endoscopia digestiva.

Ma a chi spetta il ruolo di dare impulso e linfa all’attività scientifica?

 

 

 

Le Università sono sempre più sull’orlo del collasso per la mancanza di fondi a fronte di una aumentata richiesta formativa, di cui potremmo parlare per secoli… tocca allora alle società scientifiche, il cui compito deve essere quello di proporre linee guida, magari condivise con altre società, che possano essere facilmente accessibili, soprattutto ai giovani che si affacciano al mondo scientifico e professionale di alto profilo, dove non basta essere ottimi “tecnici di endoscopia” o “esecutori”, ma bisogna essere soprattutto bravi medici, con un bagaglio culturale da mettere a disposizione della pratica clinica.

Possono essere inoltre le stesse società a scremare e selezionare i migliori giovani, quelli più attivi e, perché no, quelli con maggiore entusiasmo, e a spingerli nel mondo scientifico attraverso la partecipazione a convegni e congressi con relazioni e comunicazioni che siano espressione dell’orientamento della società scientifica o di una Scuola, o magari riportando i risultati di studi multicentrici sviluppati nel contesto della società scientifica stessa, o soltanto confrontandosi con coetanei che svolgono la loro stessa attività presso altre strutture.

La formazione del giovane chirurgo endoscopista dovrebbe, in realtà, avvenire all’interno di un percorso globale clinico di tipo universitario, ben sapendo che la competenza nella pratica richiede come fondamento un enorme apprendimento teorico precedente: ciò che oggi è in vertiginoso aumento è la richiesta e quindi la diffusione di procedure endoscopiche operative “complesse” (drenaggio per via eco endoscopia di pseudocisti pancreatiche, enteroscopia, colangioscopia operativa), di tecniche endoscopiche “difficili” (dissezione sottomucosa, posizionamento di stent, POEM, confezionamento di plastiche antireflusso totalmente endoscopiche, chirurgia endoscopica trans-orifiziale) e di pari passo diventa più moderno l’imaging (zoom, cromoendoscopia elettronica, endomicroscopia confocale); davanti a questo continuo fermento, è necessario che il giovane endoscopista prenda confidenza almeno al termine del suo periodo di specializzazione universitaria (di cui si potrebbe discutere per tutta la vita senza giungere ad una conclusione in termini di monte ore o di numero di esami necessari per raggiungere un minimo grado di indipendenza nonché di expertise, nonché se la endoscopia operativa sia figlia della chirurgia o dell’endoscopia) oppure sia previsto, un supplemento di formazione “tutorata”, al fine di imparare le corrette indicazioni e le controindicazioni agli esami endoscopici, le possibili complicanze degli stessi e le alternative diagnostiche e terapeutiche; completare le procedure endoscopiche in sicurezza avendo ben noti i principi della sedazione cosciente o con assistenza anestesiologica, l’assetto clinico pre-procedure del paziente ed il suo monitoraggio durante l’esame; interpretare correttamente i quadri endoscopici ed integrarli in una terapia successiva, sia essa medica, endoscopica e/o chirurgica; identificare i fattori di rischio per ogni procedura, sapere come ridurli al minimo, riconoscere e gestire le complicanze; essere in grado di riconoscere i limiti della metodica ma soprattutto i propri limiti e quando richiedere aiuto; conoscere, infine, i risultati qualitativi attesi e, se possibile, migliorarli

La società americana di endoscopia digestiva già da qualche anno propone, infatti, un anno di fellowship addizionale per l’endoscopia avanzata. Questa offerta d’altronde non può essere proposta a tutti i tirocinanti, data l’alta variabilità individuale in termini di abilità ed ambizione.

Una buona politica potrebbe essere quella di concentrare in un adeguato numero di centri l’insegnamento di tali tecniche, laddove vi sono alte casistiche, associando a questo la selezione dei candidati maggiormente motivati e promettenti.

In conclusione, il giovane deve aspettarsi dalla formazione endoscopica fornita dalle società scientifiche di essere preparato nel modo migliore, insieme all’università, al mondo del lavoro, con la possibilità auspicabile di volgere le proprie ambizioni anche ad affascinanti tecniche endoscopiche avanzate, ed ulteriormente futuribili. Il tutto, mantenendo una “mente da principiante perché nella mente di un principiante ci sono molte possibilità, nella mente di un esperto, poche” (Shunryu Suzuki-Roshi, 1904-1971).

La mia intenzione e il mio auspicio, come quelli di tutto il neoeletto Consiglio Direttivo Nazionale, sono di mettermi a disposizione di chiunque voglia intraprendere con noi questo difficile percorso.

Dott. Girolamo Geraci

Ricercatore Universitario Confermato MED/18

Università degli Studi di Palermo

Sezione di Chirurgia Generale ad Indirizzo Toracico

 

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