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VIII Convegno nazionale ISSE: Con gli etruschi fra certezze e interrogativi. Stampa E-mail
Lunedì 25 Ottobre 2010 18:45

di Adriano Tagliaferri

E’ luogo comune affermare che i congressi medici siano troppo frequenti e che gli argomenti trattati siano sempre i soliti.
Il convegno di Tarquinia della nostra Società è la palese contraddizione di questa affermazione.

Endoscopisti, chirurghi e tecnici operatori dell’Endoscopia provenienti da tutta Italia hanno dato vita dal 19 al 21 marzo 2009 al VIII Convegno Nazionale dell’ISSE unitamente all’ XVIII Convegno nazionale ANOTE-ANIGEA.
Cornice della manifestazione, la sala del Consiglio comunale della antica cittadina etrusca.

 

Dobbiamo al non lieve impegno degli amici Fabio Baldi ed Erminio Capezzuto la individuazione degli argomenti e soprattutto la selezione dei relatori che con i loro contributi hanno animato le giornate congressuali.
Le lesioni precancerose dell’apparato digerente hanno rappresentato il tema dell’incontro.

I relatori dell’ANOTE hanno aperto il Convegno con due sessioni dedicate all’orientamento del paziente in ambito endoscopico e gastroenterologico e alle novità organizzative delle endoscopie digestive nel quadro dello screening del cancro colorettale.
L’assetto organizzativo, la gestione dei costi, la pianificazione dell’assistenza ai pazienti in tutte le possibili sfaccettature hanno impegnato i relatori il cui impegno e competenza hanno ancora una volta confermato l’indispensabile e prezioso contributo.

Le lesioni precancerose dell’esofago stomaco e duodeno hanno aperto la sessione mattutina del Convegno ISSE.
Alla lettura magistrale tenuta dal prof. M. Anti è seguita la esposizione di tre casi clinici e una tavola rotonda cui si sono alternati endoscopisti e chirurghi in un vivacissimo “faccia a faccia”.
La sessione pomeridiana è stata aperta da Fabio Baldi con una lettura sulla prevenzione primaria dietetica nella carcinogenesi del colon cui è seguita la lettura magistrale del Presidente ISSE, Lorenzo Norberto, imperniata sugli aspetti politico-sanitari dell’Endoscopia Chirurgica.

La manifestazione è proseguita con il saluto delle Autorità portato dal Presidente della Provincia di Viterbo, dal Sindaco di Tarquinia e dal delegato del Direttore Generale ASL VT.

Un momento particolarmente significativo si è concretizzato con la consegna di una targa ricordo ai Presidenti Onorari del Convegno professori Claudio Cordiano e Davide D’Amico quale riconoscimento per  l’impegno profuso e il prestigioso contributo allo sviluppo dell’endoscopia Chirurgica e in particolare per la promozione dell’ISSE fin dal momento della sua fondazione.

L’ultima giornata del Convegno è stata aperta dal Prof. Carmelo Sciumè con una lettura sulla colonscopia di qualità, e da una lettura sul ruolo della chirurgia nelle IBD tenuta dal Prof. Roberto Tersigni.
La presentazione di tre casi clinici e una vivacissima tavola rotonda ha chiuso le giornate congressuali.
Una arida elencazione degli interventi dei relatori avrebbe poco senso se non si facessero delle considerazioni sul valore del corso e sui messaggi emersi dalle relazioni e dal contraddittorio con il pubblico.
Il nostro Convegno ha fatto emergere con estrema evidenza quante e quali siano le certezze del nostro agire nella pratica quotidiana e nella gestione dei casi clinici accanto al numero drammaticamente alto di interrogativi che contestualmente emergono.
E’ pur vero che se la medicina, intesa come arte, si avvicina al concetto filosofico di ricerca del vero, è altrettanto incontestabile che la dovizia di mezzi che oggi il medico ha a disposizione per raggiungere questo “vero” è così grande che a volte può portare fuori strada, o quantomeno può allungare il percorso per raggiungere la meta.
La tecnologia infatti non ha limiti nel mettere a disposizione del medico, sempre più specialista, strumenti talmente sofisticati che, almeno all’inizio, difficilmente possono far parte del bagaglio culturale di tutti i medici.
Non solo.
Tale tecnologia oltre ad essere così sofisticata è talmente costosa nel suo frenetico divenire, che non può necessariamente essere patrimonio di tutte le realtà ospedaliere distribuite sul territorio nazionale.
Ciò è emerso con grande evidenza durante il vivacissimo contradditorio fra relatori e pubblico, in relazione soprattutto alle diverse interpretazioni da dare alle risultanze di indagini effettuate con tecnologie raffinatissime.

E’ un paradosso, ma quanto più ci si affida alla tecnica sofisticata tanto maggiore sono le differenze interpretative e i modi di avvicinare e curare la patologia.
Purtuttavia siamo lieti di affiancare a tali interrogativi altrettanto e più numerose certezze, che bene sono emerse dal nostro incontro.
Vogliamo doverosamente far pesare nella giusta misura la grandissima competenza dei nostri endoscopisti insieme al necessario se non indispensabile interagire fra medici  e personale infermieristico tanto da far pensare ad una equipe operatoria ben allenata alla “meccanicità” e “ritmica” di una sala operatoria.
E ancora.
La indispensabile interazione fra i vari specialisti che concorrono a formulare una diagnosi, a trattare la patologia e a perseguire il giusto follow up, una vera e propria squadra, formata da endoscopisti, radiologi, chirurghi, oncologi e anatomo patologi.
Ecco, questo crediamo sia il messaggio che è emerso dal nostro Convegno di Tarquinia.
Entusiasmo, grande preparazione scientifica e tecnica, e tanto buon senso sono gli strumenti per la nostra progressione.
Saremmo tuttavia ingenerosi se terminassimo questa breve relazione senza elogiare l’Organizzazione del Convegno per l’ospitalità di cui tutti, ne sono certo, hanno apprezzato la generosità e accuratezza.
Anche chi, come chi scrive, si è limitato ad ascoltare e ad apprendere.

 

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