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V Convegno Nazionale ISSE Bologna 2005

 

PRESENTAZIONE

 

 È possibile individuare il primo tentativo di definire la responsabilità medica nel codice Hammurabi, del diciottesimo secolo avanti Cristo, che consentiva di comminare sanzioni al medico che avesse operato male, sia sotto il profilo diagnostico che terapeutico. A quel tempo, le sanzioni previste non erano ricondotte a una sorta di vendetta illimitata della famiglia, ma si traducevano nella pena del taglio della mano per ilchirurgo che avesse mancato di raggiungere l’obiettivo. Da quel periodo, la medicina, il diritto e, probabilmente, anche la civiltà hanno fatto passi da gigante. E, se non esistono più le punizioni corporali, è rimastoinalterato il concetto di responsabilità, anche se il grado di quest’ultima è commisurato alle numerose circostanze che possono verificarsi. Nell’ultimo decennio, anche in Italia si è affermato il principio che il medico deve fare i conti con il paziente, al quale compete la decisione finale per ogni azione diagnostico-terapeutica, decisione spesso condizionata da convincimenti morali. Si è passati dalla cosiddetta “medicina paternalistica” ad una sorta di “medicina informata”, con importanti riflessi sul rapporto personale medico-paziente, che va sempre più configurandosi come rapporto impersonale pazientestruttura. Questa trasformazione ha dato origine ad una nuova impostazione dei diritti, ampiamente tutelati dall’ordinamento. E, com’era prevedibile, ne è derivata un’ampia e diffusa conflittualità, se è vero che in Italia, oggi, si registrano 25 mila vertenze l'anno per malpractice. Vertenze che, addirittura in 3 casi su 4, si concludono con l’assoluzione del sanitario. Si ha la sensazione, insomma, che si sia definitivamente rotto quel fondamentale patto sociale che intercorreva fra medico e paziente e che, anche se nel caso di un divorzio o di una rottura la colpa non va mai interamente attribuita ad una sola parte, quanto meno la responsabilità del medico sia minima rispetto a quella del paziente. È gioco forza, allora, che davanti a questi eventi il medico si senta in balìa di qualcosa che non riesce a controllare, anche perché non ha in pugno gli strumenti che gli consentano di prevenire o ridurre gli effetti di possibili errori professionali. Qual è l’intervento dell’assicurazione della struttura ospedaliera e di quella personale quando un medico sia chiamato a rispondere civilmente o penalmente di un danno? Che cosa è l’azione di rivalsa? Qual è il vero significato del consenso informato? C’è possibilità di rivalsa per il medico ingiustamente accusato? Cos’è il trust? Da queste domande nasce questo Convegno, il cui scopo è fornire una panoramica quanto più ampia possibile sullo stato della dottrina e della giurisprudenza in questa materia, con particolare attenzione agli orientamenti più recenti. Nella certezza che possa tornare utile per affrontare con maggiore consapevolezza le difficoltà e con maggiore decisione le problematiche che in questi ultimi anni si sono profilate nella disciplina endoscopica. Va segnalato, infine, l’impegno che questo Convegno richiede. Insieme a Massimo Di Simone abbiamo fortemente voluto questa manifestazione e organizzarla è stata, fino ad ora, un'esperienza impegnativa ma, indubbiamente, esaltante. E lo sarà ancora in futuro. Non tanto per l’evento in sé, per gli aspetti esteriori, il protocollo, la forma, quanto per i contenuti che abbiamo inteso proporre all’attenzione e per gli argomenti tecnici, umani, psicologici che sono strettamente e inevitabilmente connessi al delicato tema della responsabilità del medico in Endoscopia.

 

M. Antonietta Pistoia e Gianfranco Di Felice

 

 

 

 

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